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Claudia Corfiati
Ruolo
Professore Associato
Organizzazione
Università degli Studi di Bari Aldo Moro
Dipartimento
DIPARTIMENTO DI LETTERE LINGUE ARTI ITALIANISTICA E CULTURE COMPARATE
Area Scientifica
AREA 10 - Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche
Settore Scientifico Disciplinare
L-FIL-LET/13 - Filologia della Letteratura Italiana
Settore ERC 1° livello
Non Disponibile
Settore ERC 2° livello
Non Disponibile
Settore ERC 3° livello
Non Disponibile
Nella Bologna del Quattrocento Giovanni Sabbadino degli Arienti dedica una raccolta di biografie femminili a Ginevra Bentivoglio. Nel saggio si mettono in rilievo le qualità della narrazione dell'Arienti, attento osservatore del ruolo della donna nella società umanistica, e in particolare l'attenzione verso la dote dell'humanitas, intesa come capacità di interagire con gli altri grazie ad un sapiente uso della parola.
Il saggio descrive i termini di una polemica sorta intorno alla concessione di onorificenze e lauree poetiche da parte dell'Imperatore Federico III tra Gian Mario Filelfo e Ludovico Lazzarelli.
Si analizzano alcune lettere inedite di Bernardo Michelozzi, nelle quali parla di Giovanni de' Medici, prima suo allievo, poi cardinale e infine papa.
Osservazioni sulla figura di Tristano Caracciolo e sulle sue posizioni in bilico tra la cultura tardomedievale e le posizioni più avanzate dell'umanesimo pontaniano, con particolare riferimento alle sue riflessioni sul valore dell'eloquenza.
Si studia la fortuna del motivo petrarchesco dell'alloro simbolico, così come trattato nella decima egloga del Bucolicum carmen, nell'Arcadia del Sannazaro (XII prosa) e nella egloga Sativolus di Paracleto da Corneto.
Si parla del Charon e dell'Antonius di Giovanni Pontano.
Si analizza la sezione del "de mulieribus claris" di Iacopo Filippo Foresti dedicate alle donne contemporanee partendo dalla dedica a Beatrice d'Este e soffermandosi anche sulle xilografie dei ritratti presenti nell'incunabolo Ferrarese del 1497.
Saggio sull'Aegidius di Giovanni Pontano, con particolare attenzione alla sezione finale dedicata al lessico filosofico.
Si offre una lettura dell'incipit dell'Arcadia di Jacopo Sannazaro
Il saggio analizza la prima ecloga del Bucolicum carmen di Paracleto Malvezzi, indirizzato a Pio II. In questi versi sotto il velo dell'allegoria si descrivono i turbamenti della città di Roma dopo la partenza del Papa per il concilio di Mantova.
Attraverso l'analisi di alcuni carmi pastorali scritti a metà del XV secolo da intellettuali vicini alla scuola di Guarino Veronese a Ferrara, si è inteso dimostrare quanto e in che termini lo sviluppo del genere bucolico sia connesso effettivamente - come ipotizzato più volte dagli studiosi - con la riscoperta di Teocrito. Partendo da una lettura comparativa di Virgilio e di Teocrito e grazie alle prime traduzioni latine degli Idilli, gli umanisti pongono le basi per una poesia profondamente rinnovata, che non solo si allontana progressivamente dal modello di Virgilio (attraverso l'inserimento del motivo elegiaco, ad esempio), ma anche da quella lettura allegorica che ne aveva segnato per secoli gli esiti. Nello specifico in queste pagine si indaga la fortuna del quarto idillio di Teocrito nella versione latina di Martino Filetico, nella terza pastorale di Battista Guarini e nei carmina di Gaspare Tribraco e di Tito Vespasiano Strozzi. Si tratta – come è noto – di testi tutt’oggi negletti dalla critica e affidati ad edizioni provvisorie, quando non alle principes. La contestualizzazione dei moduli poetici utilizzati da questi poeti all’interno della grammatica classica e moderna ha messo in evidenza le criticità dell’assunto iniziale, che aveva ispirato la ricerca, aprendo nuove direzioni e nuovi sentieri nell’ambito dello studio della storia di questo genere letterario.
Si propone una interpretazione della struttura narrativa della prima Arcadia di Jacopo Sannazaro
Si fornisce una interpretazione delle pagine di Tristano Caracciolo dedicate alla figura di Re Ferrante nel De varietate fortunae.
Storia della fortuna del Buccolicum carmen di Giovanni Boccaccio dalla princeps all'edizione Lidonnici.
Il saggio offre un tentativo di ricostruire la presenza della Naturalis Historia di Plinio nella cultura Napoletana del secondo Quattrocento, seguendo tre diversi percorsi di ricerca. Prima di tutto si analizza l’occorrenza materiale di codici e stampe nella Biblioteca Aragonese e nelle biblioteche degli intellettuali partenopei; quindi si affronta la questione della esegesi pliniana confrontando le note di Giovanni Pontano al suo Plinio vaticano e il lavoro di Francesco Pucci, che sul testo della Naturalis Historia tenne probabilmente un corso, e di cui possediamo gli appunti manoscritti. Infine si offre un saggio della presenza di questa enciclopedia naturale nell’Arcadia di Jacopo Sannazaro. Le strumentazioni critiche adottate portano ad evidenziare fecondi sentieri di ricerca non ancora battuti dagli studiosi.
Breve nota biografica sullo storico dell'arte austriaco autore del volume
Il saggio ricostruisce il contesto cronologico e culturale in cui furono scritte le tre egloghe di Egidio da Viterbo. Attraverso un'analisi della struttura delle egloghe e il confronto con i modelli classici si propone inoltre una nuova interpretazione di questi testi, che rappresentano in sostanza un esperimento effimero del frate agostiniano, nato su sollecitazione dell'ambiente culturale napoletano dell'Accademia pontaniana, con il quale egli creò un fortissimo legame intellettuale, nonché di amicizia. Si tratta della prima lettura complessiva di questi carmi nel contesti più ampio della storia del genere pastorale nel Quattrocento.
Si segnala la scoperta di nuovi documenti, per lo più bozze di lettere, di Bernardo Michelozzi.
Si studia il modo in cui il Principe di Taranto, gran congiurato di Ferrante, viene descritto dalla penna 'di parte' di Paracleto Malvezzi da Corneto.
Rassegna di studi pontaniani nel 900.
Si parla della fortuna tra Cinque e Seicento del De varietate fortunae di Tristano Caracciolo, analizzando episodi della tradizione indiretta del testo.
Le epistole di Francesco Pucci, da tempo note agli studiosi dell’umanesimo napoletano nonché fiorentino, e ancora affidate per lo più ai manoscritti originali che le tramandano sono state lette e scandagliate nel contesto di questo saggio col preciso intento di cogliere tracce dei rapporti culturali tra Napoli e Firenze nella seconda metà del Quattrocento. Guardando ad una futura edizione della intera corrispondenza di questo intellettuale, maestro di retorica a Napoli e bibliotecario di Ferrante, si sono prese in considerazione solo le epistole che egli scambiò con il suo amico Bernardo Michelozzi, cui a Firenze era stata affidata l’educazione di Giovanni de’ Medici, il futuro papa Leone X. I frammenti della vita intellettuale napoletana, che a velocissimi tratti si materializzano tra le righe del Pucci, permettono di profilare il percorso intellettuale di questo personaggio che giunge nella città del Pontano, come ‘discepolo’ del Poliziano, e riesce – vinte le iniziali ostilità dell’ambiente accademico partenopeo – a costruirsi un ruolo non solo nello studio e a corte, ma anche all’interno dell’Accademia. Il contributo è fondante rispetto all’impresa, per altro in corso, dell’edizione critica di questi testi.
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