Effettua una ricerca
SAPIO PRODUZIONE IDROGENO OSSIGENO SRL
Acronimo
Non Disponibile
Partita Iva
10803700151
Codice ATECO
20.11.00
FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI
Data di costituzione
Non Disponibile
Descrizione sintetica dell'oggetto sociale
Non Disponibile
Il Piano di Risanamento delle Acque della Regione Puglia (L.R.n.24/83) prevedeva la scelta strategica di sottoporre a depurazione spinta (trattamento terziario o affinamento) le acque reflue municipali degli impianti maggiori (> 50 l/s) per consentirne il riuso produttivo, prevalentemente in agricoltura, ma anche nell’industria e per la ricarica della falda, onde far fronte alla crescente domanda di acqua di qualità e contenere la salinizzazione di acque sotterranee soggette a enmungimento incontrollato. In attuazione di tale politica, ingenti risorse pubbliche sono già state investite finora nella costruzione di impianti di affinamento. Tuttavia, dopo l’insuccesso dei primi impianti realizzati a cavallo degli anni ’80, è ripresa nell’ultimo decennio la costruzione degli stessi su più ampia scala, talché si contano attualmente ben 40 impianti di affinamento in Puglia (altri sono in programma) prossimi ad entrare in esercizio. Alla luce delle complesse problematiche di natura economica, tecnologica e gestionale sottese alla pratica del riuso delle acque reflue e dei rischi potenzialmente elevati per la salute che essa comporta, particolarmente inaccettabili in una Regione da oltre un decennio dichiarata in “stato di emergenza socio-sanitario-ambientale”, grande attenzione e cautela sono necessarie per assicurare il successo di tale politica, sussistendo ancora gran parte degli ostacoli che decretarono l’insuccesso dei primi impianti di affinamento pugliesi. In funzione della loro natura tali ostacoli possono essere così distinti: a) ostacoli di natura politico-organizzativo-strutturale: - insufficienza di risorse finanziarie dedicate - stringenti limiti di accettabilità - disponibilità incontrollata di fonti di approvvigionamento a costo inferiore (acque di falda) - molteplicità dei soggetti preposti- mancanza dei necessari collegamenti (allacciamenti a monte, invasi e reti distributive a valle) b) ostacoli di natura tecnico-gestionale-economica: - variabilità delle caratteristiche dell’alimento - frequenti condizioni di emergenza- mancanza di specifico know-how - elevato rischio igienico-sanitario- notevoli differenze impiantistiche e processistiche, con impianti comunque non realizzati allo stato dell’arte - costo elevato del refluo affinato Al fine di concorrere a rimuovere tali ostacoli (soprattutto i secondi), questo progetto, di durata triennale, prevede una strategia integrata basata sulla sinergia tra competenze ingegneristico-tecnologiche, merceologiche, igienico-sanitarie e microbiologiche di unità di ricerca delle Università pugliesi (Politecnico e Università di Bari) e dell’ENEA, con il coinvolgimento diretto di primarie aziende operanti nel settore.Significativo valore aggiunto al progetto è assicurato dalla collaborazione formalmente assicurata da alcune tra le più importanti agenzie internazionali che si occupano del problema (U.S. Environmental Protection Agency e Water Reuse Foundation) e da specialisti provenienti da Paesi dove il riuso di acque reflue vanta maggiore esperienza al mondo (Israele e USA).A tal fine è prevista la realizzazione di una Piattaforma Tecnologica Pilota che, in scala rappresentativa (5 m3/h), riprodurrà tutti gli schemi degli impianti di affinamento pugliesi, sulla quale procedere all’ottimizzazione tecnica ed economica dei relativi cicli operativi e/o di nuovi appositamente sviluppati (membrane bioreactor). Particolare attenzione sarà attribuita alle condizioni “di emergenza” in cui frequentemente tali impianti sono chiamati ad operare.Specifico oggetto di ricerca saranno altresì nuovi metodi di indagine in grado di assicurare tempestività 69schede sintetiche dei 53 progetti(real time) al monitoraggio di tali impianti, onde controllare pericolose fughe di germi patogeni con il refluo affinato. Parte prioritaria del progetto, naturalmente, sarà costituita dalla valutazione del rischio sanitario per popolazione e prodotti irrigati con tali acque ed a tal fine sarà applicata la innovativa tecnica di analisi QMRA (Quantitative Microbial Risk Assessment) già all’attenzione dell’OMS. Altro importante aspetto della ricerca riguarderà la valutazione del ciclo di vita (Life Cycle Assessment) delle diverse tecnologie impiegate nel processo di affinamento, di cui sarà valutato anche l’impatto a medio-lungo termine sugli ecosistemi interessati.L’approccio sperimentale allo studio di questi problemi sarà integrato dalla simulazione mediante modelli basati su raffinate tecniche numeriche, quali la Computational Fluid Dynamics e la Computer Aided Engineering, che stanno già registrando notevole successo nella progettazione e nella gestione ottimale di numerosi processi unitari.Obiettivo del presente progetto in definitiva è contribuire a dare impulso alla prossima entrata in esercizio degli impianti di affinamento pugliesi in condizioni di sicurezza ambientale e sanitaria, massima efficacia e convenienza economica.
Il progetto FOODSYS si sviluppa dal forte interesse di un raggruppamento di imprese della produzione agroalimentare orientate alla promozione di produzioni tipiche sui mercati internazionali, e ciò ne determina la strategicità sulla base di esigenze di innovazione in contesti di sviluppo reali. La globalizzazione della domanda e dei mercati non genera un consumatore globale ed omologato. Si va, invece, affermando la domanda di beni alimentari complessi, che rispondano a requisiti di qualità sempre maggiori. Il contesto agroalimentare italiano, pur nelle potenzialità consolidate e riconosciute delle produzioni tipiche, trova infatti forti limiti alla sua affermazione competitiva sui mercati internazionali, a causa di un contesto operativo caratterizzato da una elevata numerosità di operatori lungo la catena del valore, con scarsa integrazione funzionale, e con scarsa focalizzazione del proprio business sul valore del prodotto. La proposta europea in sede di Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) di un riconoscimento internazionale dei prodotti a denominazione protetta, assume valore strategico e capacità di alleanze negoziali, se viene colta come affermazione del principio che le diversità, biologica, tecnologica e culturale delle produzioni e dei consumi.Non si tratta però di puntare soltanto ai prodotti di nicchia, la cui importanza è peraltro evidente, perché ciò significherebbe ridurre ad una dimensione elitaria sia l'agricoltura italiana sia la nostra industria alimentare. Per ottenere questo è necessario innanzitutto supportare le imprese della produzione nell'identificazione del valore intrinseco al loro prodotto, mettendo a punto dei metodi di riconoscimento dei fattori di tipicità riconoscibili e parametrizzabili in un sistema di filiera, al quale mantenimento lungo la supply chain devono partecipare una serie di imprese per posizionamento e per attività disomogenee. Ed il tutto si deve giocare sul terreno non solo dell'efficacia (portare la qualità tipica senza decadimento al mercato), ma anche sull'efficienza, contribuendo a compensare la complessità delle filiere in termini di costi operativi. Il progetto FOODSYS vuole pertanto costruire un modello operativo innovativo di gestione della supply chain del prodotto tipico di qualità, che partendo dai principi della supply chain decentralizzata, - mira a garantire la coerenza tra le tante caratteristiche di qualità del prodotto, nel pieno sostegno, quindi, ad un approccio di "Total Quality", con particolare supporto agli aspetti di tipicità che ne fanno parte, quale driver di tutta la supply chain.- mira, inoltre, a sfruttare i recuperi di economie, propri dell'approccio di supply chain decentralizzata, per finanziare i maggiori costi che, inevitabilmente, si associano alle maggiori complessità operative dell'approccio di Total Quality.- mira, infine, a mantenere dette aspettative anche in supply chain lunghe ed articolate, composte da PMI, che rappresentano la maggioranza nell'agroalimentare.La nuova piattaforma deve operare con un obiettivo chiaro e condiviso orientato alla tipicità espressa delle produzioni intervenendo sui fattori che ne sostengono la loro forza fino ai mercati internazionali; questo significa, in sostanza, un complesso di tecnologie e sistemi atti a mantenere la qualità identificata nella tipicità e la competitività delle imprese all'interno dei contesti in cui esse operano: identificazione dei fattori di caratterizzazione della tipicità, tecnologie dedicate alla garanzia di mantenimento di tale tipicità, sistemi di distribuzione innovativi, integrazione nella piattaforma di fattori di contesto della supply chain (economici, normativi, di mercato, etc) determinanti per garantire un supporto alle imprese nell'accesso ai mercati internazionali.
Condividi questo sito sui social