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Centro Di Ricerca, Sperimentazione E Formazione In Agricoltura "Basile Caramia
Acronimo
CRSFA
Partita Iva
04563060724
Codice ATECO
72.1
RICERCA SCIENTIFICA E SVILUPPO
Data di costituzione
Non Disponibile
Descrizione sintetica dell'oggetto sociale
La fondazione del Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura “Basile Caramia” avvenne nel 1987, dal 1992 ha sede nell’incantevole Masseria Ferragnano di Locorotondo. Agli inizi degli anni ottanta, per iniziativa degli allora amministratori dell’Opera Pia dell’Istituto Tecnico Agrario “Basile Caramia” di Locorotondo, prese corpo l’idea di costituire una struttura che avesse lo scopo di: - fungere da collegamento tra il mondo produttivo e le Istituzioni dedite alla ricerca e sperimentazione nel settore dell’agricoltura; - migliorare dal punto di vista qualitativo e produttivo le produzioni orto-frutticole locali; - contribuire ad innalzare il livello culturale dei tecnici ed operatori agricoli; - fornire informazioni tempestive sui finanziamenti pubblici inerenti il settore dell’agricoltura; - assicurare una continuità formativa ai ragazzi diplomati presso l’Istituto Tecnico Agrario Statale (I.T.A.S.) di Locorotondo.
Un sistema agricolo sicuro deve poter contare su un rapido rilevamento dei focolai di infezioni che preludono epidemie, su una accurata diagnosi degli agenti responsabili e su una rapida risposta in termini di strategie di lotta per prevenire danni che potrebbero derivare dalla diffusione di una certa malattia sul territorio. Il piano di attività proposto in questo progetto è mirato a rafforzare le garanzie fitosanitarie all’interno della filiera agrumicola, prevedendo due tipologie di interventi. Il primo, di carattere diagnostico, ha l’obiettivo di sviluppare e validare sistemi di diagnosi rapida e multipla, utilizzabili su larga scala per l’accertamento dello stato sanitario del materiale vegetale oggetto di scambio e commercializzazione, con particolare riferimento ai flussi commerciali di materiale proveniente da Paesi dove agenti patogeni da quarantena sono già presenti. Il secondo, a carattere applicativo in campo, ha l’obiettivo di sperimentare combinazioni portainnesto/varietà tolleranti o resistenti al virus della tristezza degli agrumi. In particolare il progetto focalizzerà gli interventi su alcuni agenti infettivi associati a malattie che minacciano seriamente la salvaguardia della produttività agrumicola, in primis il virus della tristezza, diffuso in tutto il mondo e presente anche in Italia con infezioni epidemiche in Sicilia, Calabria e Puglia, e quindi non più controllabili con un solo programma di lotta limitato alla eradicazione. Un altro agente infettivo, greening o huanglonbing (HLB), segnalato ormai nelle principali aree agrumicole mondiali (Brasile, Florida, Cina, Sudafrica, India) seppur non ancora presente sul nostro territorio, rappresenta una serie minaccia, non solo per l’impatto sulla produttività delle piante compromettendone gravemente la sopravvivenza e la qualità di frutti ma anche per la rapidità di diffusione attraverso insetti-vettori, che rende inefficace qualsiasi piano di contenimento. Un ulteriore aspetto allarmante associato ad HLB è il fatto che, a differenza di CTV, non esiste germoplasma (varietà o portainnesti) con caratteri di tolleranza o resistenza in grado di “sopportare” l’infezione del patogeno senza che venga pregiudicata la vitalità e produttività della pianta infetta. Inoltre la presenza di Xf subsp. pauca in Salento dal 2013, pur trattandosi di un ceppo che non infetta gli agrumi in campo, e l’intercettazione sul territorio UE nel corso del 2014-2015 di diverse varianti genetiche del batterio su piante di caffè importate da Costa Rica e Honduras, ha evidenziato la problematica che scambi di piante e materiale vivaistico possono aumentare il rischio di introduzione di varianti genetiche che possano colpire anche gli agrumi. Pertanto risulta fondamentale effettuare rigidi controlli sul materiale vegetale introdotto in Europa da Paesi Terzi in cui il batterio è ormai presente in forma endemica. La proposta progettuale, come meglio specificato nelle sezioni che seguono, prevede l’organizzazione delle attività sperimentali in 3 azioni interconnesse attraverso un modello integrato di interazione tra gli obiettivi delle azioni ed i relativi soggetti responsabili. Azione 1. L’obiettivo di tale azione è quello di sviluppare protocolli diagnostici per la corretta identificazione di agenti infettivi degli agrumi, includendo sia quelli previsti dalle normative fitosanitarie che quelli associati allo sviluppo di emergenze fitosanitarie (come per esempio HLB e Xf). Per tali agenti, seppur disponibili diversi protocolli diagnostici, vi è la necessità di implementare la automazione degli stessi così come la possibilità di effettuare diagnosi multiple (simultanee), al fine di ridurne costi e tempi di risposta. In particolare, si cercherà di combinare in reazioni multiple la diagnosi simultanea di HLB, CTV e Xf, ed in aggiunta la simultanea differenziazione dei ceppi severi di CTV. Relativamente, ad altri agenti virali importanti come il virus della Psorosi, il Citrus leaf blotch virus e della variegatura infettiva si farà riferimento ai protocolli già sviluppati e riportati in letteratura. Azione 2. E’ noto che la diffusione della tristezza ha cambiato le pratiche di coltivazione di questo gruppo di specie. Alla progressiva diffusione del virus si è infatti accompagnata la sostituzione dell’arancio amaro quale portainnesto, a favore dei portainnesti tolleranti (principalmente i trifogliati). Questo, se da un lato ha permesso di ridurre l’impatto delle infezioni causate da CTV, dall’altro ha portato alla comparsa di nuovi problemi, come l’adattabilità alla tipologia di terreno dei nostri areali agrumicoli, al regime irriguo comunemente adottato, la suscettibilità ad altri patogeni quali attacchi di Phytophthora spp. e viroidi, la minore resistenza a condizioni asfittiche del suolo o l’insorgenza di condizioni favorevoli la comparsa di marciumi radicali e gommosi del colletto. A differenza di quanto accaduto nello scorso decennio nelle altre regioni agrumicole, in Puglia non è mai stato realizzato un campo di confronto varietale e valutazione portainnesti di agrumi. Pertanto, mancano i dati sperimentali a supporto di un’azione di riconversione dell’agrumicoltura locale verso l’impiego di portainnesti alternativi. In tal senso la proposta progettuale vuole attivare un’azione di sperimentazione di portainnesti e combinazioni di innesto. Tuttavia, la tempistica del progetto (2 anni) è incompatibile con il numero e la durata delle osservazioni sperimentali necessarie alla elaborazione di dati bio-produttivi statisticamente significativi. Pertanto, si prevede la realizzazione del campo, ma contestualmente anche la conduzione di alcune prove sperimentali in condizioni controllate (screen-house), di modo da poter già rilevare, nell’arco temporale del progetto, dati sufficienti a fornire alcune indicazioni preliminari sul comportamento dei portainnesti e delle combinazioni di innesto oggetto delle prove sperimentali. E’ impegno di tutti i soggetti partner proseguire, per un periodo post-progetto tale da permettere il completamento dei rilievi, la gestione del campo attivandosi per la ricerca delle risorse necessarie. Nel contempo, il campo resta disponibile quale “campo dimostrativo regionale”, per l’attuazione di iniziative di tipo dimostrativo e di assistenza tecnica da parte delle Regione Puglia.
Il progetto mira a sperimentare la nuova tecnica dell’insacchettamento dell’uva da tavola valutandone l’efficacia nella protezione dei grappoli, definendo materiali e modalità applicative in funzione delle varietà, valutando i possibili benefici ambientali, economici, commerciali e di sicurezza alimentare. Prove empiriche condotte in Sicilia hanno dimostrato che richiudendo i grappoli all’interno di sacchetti in carta o altro materiale, possono essere ridotti gli interventi fitosanitari, senza alterare le caratteristiche qualitative ed organolettiche dei grappoli alla raccolta. Il sacchetto dovrebbe avere la funzione di preservare i grappoli da possibili infezioni fungine e/o da infestazioni da parassiti, impedendo l’ingresso degli insetti e/o conidi e spore fungine ed evitando il contatto diretto con i prodotti fitosanitari impiegati nei vigneti ad uva da tavola, talvolta in modo cospicuo. In particolare, in vigneti coperti con teli, in cui le infezioni da peronospora sono infrequenti per la limitata bagnatura della chioma, con la tecnica dell’insacchettamento si potrebbero ridurre ulteriormente gli interventi fitosanitari, nei confronti delle altre malattie fungine quali oidio, limitando i fungicidi all’uso quasi esclusivo dello zolfo che possiede anche un azione collaterale acaricida tale da mantenere sotto la soglia di danno le popolazioni di acari. Per questa serie di motivazioni, la tecnica dell’insacchettamento, abbinata ad un disciplinare di produzione integrata in cui sia previsto un limitato impiego di prodotti fitosanitari, si avvicina notevolmente ai principi di della difesa biologica ed è perfettamente in linea con quanto previsto dalla Dir. 128/2009 recepita in Italia con il Dlgs 150/2012. Fermo restando l’assoluta necessità di sperimentare la tecnica nei nostri ambienti e con le nostre varietà, l’applicazione su scala commerciale in Spagna e Cina lascia intravedere grandi potenzialità. In Spagna la DOP Uva de Mensa Embolsada del Vinalopò interessa circa 2.000 ettari, 240 milioni di grappoli insacchettati a mano per un raccolto di 40.000 tonnellate. Le uve delle cv tardive Ideal (o Italia) e Aledo vengono imbustate a inizio luglio e restano all’interno dei sacchetti fino al confezionamento. La pratica è tradizionale ma solo recentemente, grazie all’aumentata sensibilità per gli aspetti salutistici e nutraceutici degli alimenti, ha avuto un boom commerciale tanto da indurre la Comunidad Valenciana a richiedere a Bruxelles l’ampliamento del disciplinare ad altre varietà. I principali vantaggi della tecnica sono: - uniformità del colore, per una riduzione dell'incidenza diretta del sole sulle bacche; - salubrità dei grappoli che non sono direttamente raggiunti, dai prodotti fitosanitari e concimi fogliari; - migliore conservabilità dell’uva, che viene mantenuta su pianta e colta fino a gennaio (con evidenti risparmi energetici rispetto alla conservazione in cella) e in particolare per il cenone del capodanno spagnolo, in cui è tradizione consumare 12 chicchi d'uva durante i rintocchi delle campane a mezzanotte. La tecnica si inquadra coerentemente nelle politiche agricole ed ambientali comunitarie maggiormente rispettose dell’ambiente e della sicurezza alimentare. Nonostante l’indiscutibile miglioramento delle strategie di protezione avvenuto negli ultimi anni, i rischi per la salute degli operatori e dei consumatori e l’impatto ambientale restano ancora elevati. E in regime di agricoltura biologica, le tecniche attuali non permettono un adeguato contenimento di importanti parassiti e patogeni. I costi, comunque, non proibitivi per la messa in opera del sacchetto (da evidenze sperimentali è stato rilevato un fabbisogno di lavoro è di 25-35 giornate/ettaro) potranno essere ulteriormente ammortizzati da un maggior prezzo alla vendita del nuovo prodotto. Le aziende partner potranno valutare la possibilità, alla raccolta, di allontanare il sacchettobarriera e applicare un sacchetto-confezione, adatto ad una simulazione commerciale, con delle informazioni sulla tecnica, spazio per il codice a barra, per il logo aziendale, ecc..Tra le varietà, per motivi di natura tecnico-economica e commerciale (elevata competitività dei Paesi emergenti come Egitto, Marocco, Giordania nei mesi estivi rispetto a quelli autunnali), saranno privilegiate le varietà tardive, escludendo le precoci o varietà particolarmente soggette ad acinellatura come la Victoria. Per avere un riscontro immediato sui mercati locali, saranno sottoposte a sperimentazione anche varietà tradizionali da commercializzare in filiera corta (es. Baresana).
L'industria enologica pugliese sta vivendo un momento di grande trasformazione qualitativa e, nelle zone con particolare vocazione vinicola, cresce l'esigenza di acquisire un sempre maggiore livello conoscitivo dei parametri che caratterizzano la qualità finale dei vini tipici e di nicchia. Le sfide del mercato sollecitano la filiera produttiva ad adottare sistemi innovativi in grado di garantire ed esaltare le caratteristiche di tipicità, qualità e sicurezza dei vini pugliesi. Su questa base, la selezione e l'impiego di nuove combinazioni microbiche, isolate e selezionate dalle microflore autoctone, e l'utilizzo d'avanzate tecnologie di vinificazione possono contribuire a migliorare le produzioni e mantenere standard di eccellenza, valorizzando il cosiddetto “Genius loci”, ossia quell’insieme di fattori legati all’ambiente, alle tradizioni, alle pratiche di campo e alla cantina che, nel loro complesso, danno origine ad un prodotto le cui caratteristiche sono esclusive. Un ulteriore elemento di innovazione per il miglioramento qualitativo delle produzioni vinicole consiste nello sviluppo di protocolli per l’inoculo simultaneo di lieviti e batteri, in modo da consentire la contemporaneità dei processi di fermentazione alcolica (FA) e malo lattica (FML). L’inoculo simultaneo consente di ottenere vini più sani e pronti per la commercializzazione in tempi ridotti. Tale approccio dovrebbe inoltre controllare le popolazioni microbiche alteranti di lieviti e batteri lattici in grado di produrre ammine biogene durante le fermentazioni vinarie, permettendo una sostanziale riduzione delle stesse nel prodotto finito. La presente proposta progettuale si sviluppa nelle seguenti azioni: Azione 1 - Governance del progetto e monitoring degli interventi realizzati e delle risorse utilizzate. Sono previste attività strategiche di governo e gestione del progetto finalizzate al raggiungimento dei risultati attesi e ad assicurarne l’innovatività e l’applicabilità alla realtà vitivinicola pugliese. Azione 2 - Nuove strategie di gestione delle fermentazioni alcolica e malolattica mediante lo sviluppo di protocolli di utilizzo di starter misti (lieviti/batteri). L’obiettivo realizzativo 3 ricerca si propone di ottimizzare la pratica del coinoculo batteri/lieviti nelle specifiche condizioni di vinificazione dell’industria vitivinicola pugliese vini rossi con alto tenore alcolico, temperature elevate). La principale finalità dell’intervento è quella di innovare le pratiche di vinificazione delle aziende proponenti attraverso il trasferimento di procedure e tecnologie innovative. Di conseguenza, le qualità autentiche dei vini prodotti verranno valorizzate, sfruttando la componente microbica, evitando gli inconvenienti sia tecnologici sia qualitativi che possono comportare i processi fermentativi non controllati, quali lo sviluppo di lieviti e di batteri produttori di ammine biogene. L’innovazione potenziale si ispira al principio di “lotta biologica”, applicato alla microbiologia enologica. Le colture starter enologiche impiegate e i microrganismi deterioranti e i produttori di composti tossici per la salute umana insistono, infatti, sullo stesso potenziale nutritivo rappresentato dal sistema mosto-vino Azione 3 - Selezione di starter enologici non-Saccharomyces/Saccharomyces I lieviti non-Saccharomyces contribuiscono in misura notevole al gusto e la qualità del vino, e ciò ha permesso di ipotizzare il loro uso in fermentazioni miste controllate, consentendo di produrre vini con caratteristiche originali e peculiari. Pertanto, la selezione di lieviti non Saccharomyces consente di individuare ceppi con caratteristiche idonee al processo di vinificazione e, soprattutto, che interagiscano positivamente con i Saccharomyces selezionati. Azione 4 - Validazione dei protocolli di coinoculo in vinificazioni su scala pilota in cantina sperimentale Questa azione prevede l’innesto dei diversi ceppi ed avvio della fermentazione alcolica e malolattica su mosti monovarietali ottenuti per microvinificazione dalle uve delle varietà autoctone oggetto di sperimentazione (Primitivo e/o Negroamaro). Al fine di valutare le caratteristiche e le potenzialità enologiche dei ceppi di lieviti non-Saccharomyces/lieviti Saccharomyces e di batteri (O. oeni, L. plantarum) saranno attuate prove di microvinificazione su masse di uva da 1 q.le, di vitigni regionali ottenuti dalla vendemmia del primo anno di sperimentazione. In seguito alla fase di screening relativa alle caratteristiche tecnologiche e qualitative (provenienza geografica, profilo fermentativo, analisi chimiche, fisiche e sensoriali) saranno selezionati per la sperimentazione alcuni dei più performanti isolati autoctoni di provenienza differente. Verranno effettuate tutte le analisi chimiche ed enologiche sulle diverse prove di microvinificazione e le determinazioni microbiologiche, per controllare il corretto andamento delle fermentazioni. Durante l’ultimo anno del progetto di ricerca, si procederà alla formulazione di un inoculo misto lievito vinario/batterio malolattico che abbia mostrato i caratteri tecnologici ricercati, durante le prove di microvinificazione da impiegare su larga scala nella Cantina partner del progetto. Questa sperimentazione sarà finalizzata alla valutazione dei ceppi e all’ottenimento di informazioni tecniche e protocolli utili a programmare i tempi e le condizioni operative per avviare il processo di vinificazione nella realtà della cantina. Azione 5 Trasferimento dei protocolli di coinoculo mediante vinificazioni in cantina Questa Azione mira a confermare su media scala i protocolli sperimentali di coinoculo sviluppati nelle Azioni 2, 3 e 4, allo scopo di ottenere delle procedure trasferibili da implementare su scala industriale. Azione 6 – Trasferimento e disseminazione dei risultati L’obiettivo dell’Azione 6 è la realizzazione di un piano di diffusione dei risultati del Progetto trasferimento tecnologico, rivolto a beneficiari specifici (aziende vitivinicole) e ai diversi livelli della filiera di produzione vinicola.
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