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INTINI & C.
Acronimo
Non Disponibile
Partita Iva
04648730721
Codice ATECO
46.21.22
COMMERCIO ALL'INGROSSO (ESCLUSO QUELLO DI AUTOVEICOLI E DI MOTOCICLI)
Data di costituzione
Non Disponibile
Descrizione sintetica dell'oggetto sociale
Un punto cardine della sua filosofia è la profonda passione per il lavoro che si svolge giornalmente. La cura delle colture, l'attenzione alla stagionalità, l'importanza di gestire produzioni agricole di qualità e soprattutto sane, per preservare la salute degli allevamenti e restituire ai consumatori prodotti genuini.La INTINI & C punta inoltre tutto sulla professionalità: dare il giusto consiglio a chi ne dovesse avere bisogno, fornire informazioni complete sulle sementi e le colture e soprattutto adoperarsi sempre per velocizzare le consegne e fare della puntualità un valore portante.
Oggi l'agricoltura si trova a fronteggiare nuove sfide che derivano dai cambiamenti climatici, soprattutto condizioni agroclimatiche meno favorevoli. L'aumento delle temperature medie previste nei prossimi anni, seppure numericamente contenute intorno a 2-3 °C, faranno sì che le aree di coltivazione saranno sempre più spostate verso latitudini maggiori. L'International Food Policy Research Insitute ha calcolato che entro il 2050 la produzione di grano e la cosiddetta cintura mondiale del frumento potrebbe ridursi di circa un 25%. Il Mediterraneo è una delle zone del pianeta dove i cambiamenti climatici avranno maggiore intensità. Si calcola che nei prossimi decenni, oltre a un innalzamento delle temperature, si dovrà fare i conti con un regime di precipitazioni più concentrate nel tempo e con una maggiore frequenza di eventi estremi, quali piogge torrenziali o ondate di caldo/freddo improvvise. Rispetto al ventennio 1961-1980, le precipitazioni medie nel Mediterraneo nel ventennio successivo sono state inferiori di circa il 10% nei mesi invernali e primaverili, quelli maggiormente importanti per la coltivazione del frumento in assenza d'irrigazione. Una maniera per fronteggiare questa minaccia è la diversificazione colturale, sia a favore di nuove varietà resistenti agli stress, sia con colture alternative a quelle attuali. In quest'ultimo caso, però il rischio è quello della perdita dell'identità di una regione, soprattutto quando si parla del binomio grano duro-pasta, uno dei binomi alla base del made in Italy agroalimentare. Contemporaneamente però, si assiste alla necessità di nuovi prodotti alimentari per venire incontro a diverse necessità dei consumatori: nuovi cibi, cibi salutistici, prodotti alimentari in grado di contenere le intolleranze,ecc., e contemporaneamente alla richiesta da parte dei produttori primari e dei trasformatori di nuove produzioni ad elevato valore aggiunto, in grado di fornire un reddito maggiore. In questo scenario complesso, una parte delle coltivazioni cerealicole tradizionali potrebbe essere sostituita da nuovi cereali che consentano di soddisfare le richieste di questi strati della popolazione. Recentemente è stato sviluppato un nuovo cereale, il Tritordeum, che deriva da un incrocio interspecifico fra frumento duro e Hordeum chilense. Oggi sono disponibili alcune varietà di tritordeum idonee all'alimentazione umana. Il tritordeum sembra possedere alti livelli di luteina, un antiossidante particolarmente utile nel preservare la funzione della retina, e di microelementi, oltre a buoni livelli di altre componenti.Inoltre, le proteine di questo cereale potrebbero essere meno reattive rispetto a quelle del frumento duro in relazione alla sensibilità dell'organismo al glutine. A parte i celiaci conclamati, circa il 10% della popolazione riporta vari livelli di intolleranza al glutine che alterano sensibilmente la qualità della vita di coloro che ne sono affetti. Il tritordeum viene descritto come possedere una migliore capacità adattativa agli stress rispetto al frumento duro, grazie ad una migliore efficienza d'uso dell'acqua, ed una migliore capacità di utilizzo dell'azoto del suolo, caratteristiche che potenzialmente lo fanno ritenere più idoneo alla coltivazione in quelle zone della Puglia dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono più accentuati. L'Istituto di Genetica Vegetale ha avviato dalla stagione agraria 2010-11, in collaborazione con la Ditta Intini & C di Putignano, una sperimentazione per l'adattamento del Tritordeum ad ambienti pugliesi. La sperimentazione, condotta in ambiente della Murgia, ha dato risultati estremamente incoraggianti sul piano produttivo, con rese paragonabili a quelle del frumento duro. Inoltre è stata avviata una collaborazione con l'Istituto Tecnico Industirale "L.Dell'Erba" di Castellana Grotte e l'Istituto Professionale di Stato dei Servizi per l'Enogastronomia e l'Ospitalità Alberghiera di Castellana Grotte, per la sperimentazione delle farine di tritordeum nella preparazione di alimenti, quali paste fresche, biscotti e pane. Il programma prevede l'articolazione in tre azioni principali: - studi sull'adattamento produttivo del Tritordeum ad ambienti pugliesi, al fine di definirne il potenziale quale coltura alternativa al frumento duro da destinarsi ad aree dove la produzione di quest'ultimo sia soggetta a fattori di rischio; - studi di caratterizzazione tecnologica e nutrizionale delle farine di Tritordeum e di prodotti trasformati derivati; - studio del potenziale di sensibilizzazione delle proteine di Tritordeum in relazione all'alimentazione di soggetti affetti da intolleranza al glutine di frumento.
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